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Il sequestro di Maduro e la fine delle maschere: Trump non mente più

Il governo Trump non sente più nemmeno il bisogno di mentire sulle motivazioni dietro il sequestro di Maduro

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Assistente Civico
gen 09, 2026
Cross-postato da Femminismi | La newsletter di Anna Menale
"Una mia analisi sul perché non ha più senso parlare di "esportazione della democrazia", non che in passato lo avesse, ma perché l'amministrazione Trump non usa più questa retorica. "
- Assistente Civico

Buongiorno,

oggi vi propongo un articolo che nasce da una scelta precisa: ampliare lo spazio dedicato all’attualità dentro questa newsletter.

Femminismi resta un luogo di riflessione su letteratura femminista, politica dei corpi e questioni di genere, ma da qui in avanti proverò ad allargare lo sguardo anche su politica internazionale, esteri e geopolitica.

Perché parlare di geopolitica in una newsletter che si occupa di femminismi? Perché la geopolitica non è mai neutra. È fatta di rapporti di potere, di gerarchie, di sfruttamento delle risorse e dei corpi, di confini imposti e di vite considerate sacrificabili. Uno sguardo femminista serve proprio a questo: a smontare le narrazioni dominanti, a interrogare chi esercita il potere e a chiedersi chi paga il prezzo delle decisioni prese nei palazzi. Anche — e soprattutto — quando si parla di Stati, guerre, imperialismi.

Per questo motivo ho iniziato a confrontarmi con persone più competenti di me su questi temi e a chiedere loro di collaborare con la mia newsletter.

Quello che leggete oggi è il primo di questi contributi.

L’articolo è scritto da Marco Biondi, che su Instagram cura la pagina Assistente Civico e qui su Substack pubblica la newsletter Pinguleaks.

Marco analizza il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’amministrazione Trump, collocandolo dentro una cornice più ampia: il ritorno esplicito dell’imperialismo statunitense, il ruolo delle risorse energetiche, la fine delle finzioni democratiche e il vuoto lasciato dal multilateralismo.

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo esperimento: se vi interessa, l’idea è quella di rendere la geopolitica una presenza fissa nella newsletter.

Buona lettura,
Anna

Tra le miriadi di analisi e commenti su quanto fatto dall’amministrazione Trump per dare un caloroso benvenuto al 2026, c’è una vignetta del New Yorker che riassume perfettamente il contesto dietro l’operazione militare statunitense in Venezuela e alla cattura di Maduro.

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The New Yorker@NewYorker
A cartoon by Ivan Ehlers. #NewYorkerCartoons
5:30 PM · Jan 6, 2026 · 106K Visualizzazioni

23 Risposte · 976 Repost · 3.39K Mi piace

“Ai miei tempi dovevamo coinvolgere la CIA per finanziare dei golpe di nascosto se volevamo rubare delle risorse di un altro Stato”, dice un nonnino al suo nipote.

L’imperialismo statunitense non se ne è mai andato, è vero, specialmente se parliamo del contesto sudamericano, ma ciò che meraviglia di più, forse, è l’arroganza con cui il governo Trump non senta più nemmeno il bisogno di mentire sulle motivazioni dietro il sequestro di Maduro (il controllo delle riserve di petrolio venezuelane).

Certo, Maduro, attualmente nel carcere di Brooklyn, viene comunque accusato di gestire il narcotraffico e verrà processato per traffico internazionale di droga, ma sono giustificazioni a cui non credono nemmeno tutti gli adepti della setta MAGA, che era stata convinta del fatto che Trump fosse un presidente pacifista nonostante le azioni svolte nel suo primo mandato.

“Non hanno alcuna vergogna. Non si preoccupano più nemmeno di mentire, penso che questa sia l’umiliazione finale”, viene detto nella serie tv Andor, forse il prodotto di Star Wars più capace di rappresentare l’imperialismo e il capitalismo contemporaneo, e come il comfort dei privilegiati dipenda dallo sfruttamento e dalla repressione delle classi inferiori e delle popolazioni alla periferia dell’impero ritenute di serie b.

Trump minacciava un cambio di regime in Venezuela già nel primo mandato, riconoscendo come legittimo Presidente il leader dell’opposizione Guaidó. Dopo la cattura di Maduro, Trump ha annunciato che gli USA gestiranno il Paese fino a che non ci sarà una “transizione democratica” e che, se le persone rimaste a guidare il regime non si comporteranno come vogliono gli Stati Uniti, ci saranno ulteriori attacchi più pesanti del primo. Ha colpito sicuramente l’assenza di resistenza venezuelana, indice del fatto che probabilmente ci siano state trattative che abbiano portato ai bombardamenti del 3 gennaio e al rapimento del Presidente venezuelano.

In questo momento al potere vi è la vicepresidente Delcy Rodriguez, con cui gli americani avevano intavolato trattative per un governo di transizione già l’anno scorso, secondo quanto riportato dal Financial Times. Altre indiscrezioni dei giornali americani riportano fonti dell’intelligence e di vertici dei colossi petroliferi statunitensi che vedono Rodriguez come una figura adatta ad una apertura degli investimenti USA.

La Presidente ad interim ha dichiarato che il Venezuela non tornerà ad essere una colonia: “per quanto riguarda Venezuela e Stati Uniti, la prima cosa da dire è che c’è una macchia nelle nostre relazioni che non era mai esistita nella nostra storia”. Tuttavia Rodriguez non rifiuta il dialogo internazionale, ricordando che il 27% delle esportazioni venezuelane ha come destinazione gli Usa, all’interno di un commercio concentrato su pochi Paesi.

Non c’è niente di democratico nell’imporre la propria volontà con azioni esterne al popolo venezuelano, che, come ogni popolo, è diviso tra chi supporta il proprio leader (dittatoriale o democratico che sia) e chi non lo supporta. In questo caso le motivazioni del tentato cambio di regime non riguardano in alcun modo le violazioni dei diritti umani del regime di Maduro, ma la dimostrazione di poter applicare la volontà del governo ovunque vogliano esercitare la propria influenza con ogni mezzo, senza autorizzazioni del proprio Congresso (addio cara separazione dei poteri), senza autorizzazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, solo con il pollice in su di Trump e del suo circoletto. Allo stesso tempo, trovo inutile criticare, come è stato fatto anche in delle piazze italiane, i venezuelani fuggiti dal Paese che hanno festeggiato la cattura di Maduro. Non possiamo ridicolizzare le sofferenze di chi ha vissuto sotto un regime autoritario in nessun caso, come dobbiamo stare attenti a chi strumentalizza politicamente il dolore per i propri fini.

Oltre alla cattura di Maduro, gli USA hanno catturato una petroliera russa Bella 1 nel Mar dei Caraibi. La nave era in rotta per caricare greggio dal Venezuela. Come riportato dal Manifesto, “Mosca ha reagito denunciando l’illegalità dell’operazione. Per il ministero dei Trasporti russo l’abbordaggio viola la Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982 ed è dunque un atto «illegale». Washington fornisce invece una versione opposta”.

Insomma, il Presidente che secondo tanti esperti avrebbe dovuto portare l’America a una politica più isolazionista è quello che sta bombardando molti più Stati che in passato, con una rinuncia a qualunque tipo di multilateralismo e un ritorno alle guerre di aggressione, incluse le minacce a quelli che teoricamente sarebbero Paesi alleati degli USA come la Danimarca.

Sarebbe pressappochista fare riferimento a questa fase storica come ad un ritorno al vecchio imperialismo, l’estrattivismo di oggi non è nemmeno apparentemente giustificato da necessità di progresso per l’umanità, ci sono sicuramente ragioni economiche e geopolitiche che conducono alla necessità di dimostrare il proprio dominio alla superpotenza rivale cinese.

Come scritto dalla giornalista Federica D’Alessio, “qui stiamo assistendo a una sorta di guerra definitiva per accaparrarsi l’ultimo ossicino rimasto di una carcassa già del tutto spolpata. Non c’è uno spazio libero”.

Immaginare un mondo alternativo, privo di violenze e superpotenze, passa per forza di cose da immaginarsi un sistema economico diverso.

Marco Biondi è uno studente del corso magistrale di relazioni internazionali e studi europei all’Università di Firenze e collaboratore volontario della Coalizione Italiana Libertà e Diritti (CILD). Scrive per diversi siti di informazione come il Manifesto, l’Indiscreto, VoiceOver Foundation e Open Migration. Creatore della pagina instagram di politica e attualità assistente.civico e della newsletter Pinguleaks su substack.

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Una newsletter su vari argomenti di politica, cultura e attualità, spiegati male. Gestita da Marco Biondi (ig: @assistente.civico)
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