Esiste un'intelligenza artificiale femminista e postcoloniale
L’ha creata l’attivista Antoinette Torres Soler, ma è davvero etica?
La schermata è identica a quella di molte altre intelligenze artificiali: una casella bianca e un cursore che lampeggia. Ma quando si chiede a AfroféminasGPT «Che cos’è il razzismo?», la risposta non assomiglia a quelle dei modelli mainstream. Non parla di «atteggiamenti» problematici o di «pregiudizi». Descrive invece una «struttura di potere che gerarchizza gli esseri umani», articolata nel linguaggio, nelle immagini, nelle leggi.
Dietro questa risposta c’è un algoritmo costruito da Antoinette Torres Soler (in foto), attivista e fondatrice della piattaforma Afroféminas.
Il progetto è nato dopo che Torres ha seguito un corso intensivo di intelligenza artificiale, nel 2025.
L’idea, racconta in un’intervista a El País, è arrivata quasi subito:
«Nel momento in cui mi hanno spiegato il funzionamento dei modelli GPT, ho pensato: “Posso usarli per creare la mia intelligenza artificiale”».
La fase successiva è stata capire come farlo. ChatGPT e gli altri modelli generativi più noti vengono addestrati su enormi raccolte di testi recuperati dal web, e questo comporta due effetti: ottime prestazioni generali, ma anche la riproduzione dei bias presenti online. Lo hanno documentato studi scientifici pubblicati su Nature e The Lancet, che mostrano come i modelli linguistici possano generare risposte discriminatorie verso gruppi razzializzati, in particolare gli afroamericani.
AfroféminasGPT va in una direzione diversa. Non è pensata per essere universale e neanche per imitare il linguaggio medio della rete. È un’intelligenza artificiale costruita deliberatamente senza connessione a Internet e addestrata solo su testi di pensatrici e pensatori del pensiero nero e decoloniale.
La lista include bell hooks, Angela Davis, Frantz Fanon, Stuart Hall, Octavia E. Butler, oltre ad autrici del sud globale come Chimamanda Ngozi Adichie, Victoria Santa Cruz o Yuderkys Espinosa Miñoso.
I filosofi e le filosofe su cui si basa l’AI femminista
bell hooks è una delle voci più influenti del femminismo contemporaneo. Nei suoi libri — Non sono una donna, io, Elogio del margine / Scrivere al buio e Insegnare a trasgredire — riflette sull’intreccio tra sessismo, razzismo e disuguaglianze economiche nella società, mostrando come queste strutture di potere influenzino la vita quotidiana delle persone ai margini. La scuola, per esempio, può diventare un luogo in cui certe voci e corpi sono invisibilizzati; la famiglia può riprodurre ruoli di genere rigidi e limitanti; i media spesso raccontano storie che confermano stereotipi e consolidano gerarchie sociali.
Angela Davis, filosofa femminista e marxista, nelle sue opere descrive il legame tra discriminazioni di genere, razzismo strutturale, carcere e sfruttamento lavorativo. In Donne, razza e classe, per esempio, sottolinea che le discriminazioni non si manifestano mai da sole, ma si combinano e amplificano attraverso la lente dell’intersezionalità (un concetto che spiega come diverse forme di oppressione - come razzismo, sessismo e classe sociale – si intreccino e si rafforzino vicendevolmente).
Frantz Fanon ha studiato, come psichiatra e teorico, l’impatto psicologico del colonialismo. In Pelle nera, maschere bianche e I dannati della terra spiega che il colonialismo produce una nevrosi collettiva da cui è necessario liberarsi. Le sue idee ci permettono di comprendere come l’esclusione e l’oppressione sistemica di certi gruppi sociali si manifesti in diversi ambiti: dai media, che spesso ritraggono negativamente alcune categorie di individui, alle relazioni quotidiane sul lavoro, a scuola e in famiglia, dove stereotipi e pregiudizi continuano a pesare sulle opportunità delle persone.
Stuart Hall, uno dei fondatori dei cultural studies, ha scritto libri come Il soggetto e la differenza e Cultura, razza e potere in cui si focalizza sul funzionamento dei media, che non si limitano a «raccontare il mondo», ma contribuiscono a costruire ciò che consideriamo «normale» o «possibile» nella società. Le tecnologie, inclusa l’AI, non sono neutre: riflettono sempre le idee, i pregiudizi e le priorità di chi le crea. Quindi, secondo lui, comprendere i media significa anche comprendere chi ha il potere di influenzare l’opinione pubblica.
Yuderkys Espinosa Miñoso, femminista e decoloniale latinoamericana, critica i femminismi egemonici che ignorano le donne afrodiscendenti, indigene e popolari dell’Abya Yala. Nei suoi scritti, come Escritos de una lesbiana oscura e Tejiendo de “Otro Modo”, insiste sull’importanza di coltivare una conoscenza intersezionale, cioè di comprendere che le esperienze e i problemi delle persone dipendono sempre dal contesto storico, culturale e sociale in cui vivono.
Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana, inserisce il femminismo nel discorso pubblico globale con romanzi e saggi. In Americanah, Metà di un sole giallo e Dovremmo essere tutti femministi esplora le esperienze delle donne africane tra identità, razzismo e migrazione, mostrando come la narrazione possa diventare strumento di lotta politica.
Quindi come funziona AfroféminasGPT?
La scelta è soprattutto metodologica: invece di assorbire la rete così com’è, Torres seleziona manualmente materiali disponibili, per lo più frammenti in PDF di pubblico dominio o condivisi tra attiviste e attivisti.
«Non sono libri che ho comprato, fotocopiato e inserito», spiega a El País. «So che ci sono molte cose dell’IA che ancora non conosciamo, ma so che i passi che sto facendo devono essere i più etici possibile».
In questo senso AfroféminasGPT è, prima ancora che uno strumento, un archivio. La sua funzione principale non è sostituire ChatGPT, ma preservare un corpus teorico e renderlo consultabile attraverso un’interfaccia comune.
La risposta del modello deriva da un repertorio culturale e filosofico specifico, curato, controllato minuziosamente.
È un modo per far dialogare tra loro autrici e autori che raramente compaiono nei dataset generalisti.
L’interesse per il progetto è cresciuto rapidamente: nelle prime settimane online l’AI ha registrato più di 800 domande dagli utenti. Non sono numeri da multinazionale tecnologica, ma sono rilevanti per un collettivo autogestito che vive di piccole donazioni. E confermano che esiste un pubblico che cerca una produzione di sapere non filtrata dai grandi modelli.
Torres Soler si occupa da anni di queste tematiche. Quando è arrivata in Spagna, vent’anni fa, ha scoperto che le donne nere migranti vivono le stesse esperienze e subiscono le stesse forme di discriminazione anche in contesti diversi. È per questo che nel 2013 ha creato Afroféminas, piattaforma dedicata alla visibilità e alla discussione critica delle esperienze afrodiscendenti.
L’intelligenza artificiale è, per lei, un’estensione di quel lavoro: un luogo in cui la tecnologia non sostituisce la consapevolezza politica della propria esperienza nel mondo, ma la rende replicabile.
«Indipendentemente dalle contraddizioni dell’IA», spiega, «c’è spazio per creare, persino per preservare il sapere».
Il progetto non riguarda solo l’elaborazione di un testo. Torres ha realizzato anche alcuni cortometraggi sperimentali con strumenti di IA, come La papelera, dedicato all’idea di “maschere bianche” di Frantz Fanon: le strategie di adattamento delle donne nere ai canoni dominanti. Per lei, rappresentare corpi e contesti afrodiscendenti con strumenti generativi non significa sostituire un essere umano con una macchina: è un modo per occupare lo spazio da cui è stata storicamente esclusa.
«Creo figure di donne nere, contesti in cui persone afrodiscendenti occupano posizioni di valore», racconta. E aggiunge: «Nessuno lo aveva fatto prima».
L’algoritmo sembra funzionare, la trovata di Torres Soler è intelligente, ma il problema è un altro: può un’IA essere davvero etica o è solo un’altra illusione a cui ci stiamo aggrappando?




Secondo me sì: Dove c’è rappresentanza, c’è giustizia perché c’è etica. Il solo fatto che questa cosa che mi sembra di capire sia ancora più vicina a un motore di ricerca che a un’intelligenza generativa, mette a disposizione dell’AI generalista un tesoro di materiali da cui attingere.
Dove c’è rappresentanza, c’è giustizia perché c’è etica.