Suzuki Izumi ti tiene con gli occhi aperti fino all'alba, senza pentimenti
Ho letto in anteprima per voi «Un mondo pieno di vuoto», in uscita domani mattina
Scrivere un buon racconto distopico, oggi, è quasi impossibile.
Forse sembrerò troppo severa, ma lo penso perché riuscire a rappresentare le distorsioni di un’epoca senza renderle una caricatura è un’impresa ardua.
Se c’è un’autrice che riesce in questa operazione con naturalezza, è Suzuki Izumi. Perché con i suoi racconti riesce in qualche modo a dirci che non dobbiamo aspettare chissà quanti anni per riconoscere che il mondo è un posto orribile. Accade una mattina, mentre ci laviamo i denti.
Izumi è un’icona femminista della controcultura giapponese e anche pioniera del genere fantascientifico. È capace di parlarci senza pipponi filosofici incomprensibili, nell’esatto momento in cui siamo in pigiama, distesi, e cerchiamo un libro che possa tenerci svegli fino alle quattro di mattina, senza pentimenti il giorno dopo.
Io ho letto in anteprima per voi la raccolta Un mondo pieno di vuoto, in uscita domani mattina, e sento di dover aggiungere a tutto questo la parola distopia:
Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa): le d. della più recente letteratura (Treccani)
Con questa pubblicazione, Izumi dimostra che la distopia può essere un genere vivo se si ha il coraggio di sporcarlo con la realtà.
In uno dei racconti, ambientato in un «futuro troppo vicino», gli esseri umani possono cedere anni della propria vita a chi amano. Una donna trasforma questo gesto in un atto di vendetta contro il marito violento.
In un altro racconto, uno scrittore si risveglia improvvisamente nel corpo di una donna, costretto a confrontarsi con una realtà che fino a quel momento aveva attraversato senza davvero vederla; altrove, un uomo le cui orecchie crescono in modo spropositato diventa un fenomeno da baraccone in uno show televisivo.
Suzuki Izumi usa la fantascienza per raccontare ciò che accade nelle camere da letto di chi vive relazioni tossiche. La sua materia prima è quindi la dipendenza emotiva.
Nel racconto Diavolo Mancato, una moglie decide di vendere il marito. Per gioco, o forse no. È paradossale che dopo aver finito di leggere il racconto il lettore possa ancora chiederselo.
La donna incontra un emissario dell’inferno, ovvero uno studente che deve comprare un’anima per superare l’esame finale.
Chissà se sarà davvero quella del marito della protagonista
Il diavolo più che un essere diabolico sembra un ragazzo che vive la stessa crisi di un ventenne che potremmo incontrare tra i banchi universitari, intento a chiedersi cosa fare del proprio futuro.
La protagonista del Diavolo Mancato è una donna imprevedibile, a tratti instabile. È una rappresentazione del femminile che mi fa letteralmente impazzire (in positivo), mi ricorda a tratti il mio personaggio preferito nella letteratura contemporanea: Lenù ne L’amica geniale di Elena Ferrante.
Le immagino, insieme ad un tavolo, a chiedersi se siano «abbastanza» e un secondo dopo recarsi in una farmacia a comprare pillole anticoncezionali.
Suzuki Izumi è geniale perché riesce a fare ciò che oggi pochissimi autori riescono a fare: rendere il soprannaturale quasi normale. E quindi plausibile.
Un attimo prima ci fa ridere e un attimo dopo ci spinge a chiederci: quanto della nostra vita stiamo cedendo a un sistema che non ci restituisce nulla?




La tua recensione mi ha coinvolta e pertanto proporrò la lettura di questo libro al gruppo di lettura composto da avvocati impegnati contro la discriminazione . Grazie
Aggiungiamo un altro libro alla lista. Interessante grazie